Una bella iniziativa del nostro Comitato di Area Berica per parlare di Chernobyl e raccogliere fondi per la prossima iniziativa di ospitalità di bambini ucraini.

 

Il nuovo sarcofago di Chernobyl

Ancora su Chernobyl. Su Chernobyl oggiper ricordarci come il discorso su quell’incidente non sia chiuso.  

Un anno e mezzo fa, in ritardo sui tempi di costruzione previsti, un enorme arco di metalli speciali, costato 2,1 miliardi di euro, fu fatto scorrere fino a ricoprire con i suoi di altezza e i suoi di larghezza il primo sarcofago, da tempo in pessime condizioni. L’avvenimento fu salutato da alcuni come la fine del pericolo costituito dal reattore n. 4  sia per la salute umana, sia per l’ambiente. 

In realtà, una ispezione dell’organo statale ucraino di controllo della ‘energia atomica comunica che il nuovo sistema non è ancora in funzioneL’arco è stato posizionato, ma non lo sono state ancora le speciali robuste membrane che avrebbero dovuto sigillare ermeticamente al suo interno la vecchia copertura. E non sono ancora in funzione tutti i sistemi tecnici, da quello di ventilazione a quello di controllo della temperatura e delle radiazioni, al sistema di fornitura energetica, a quello di difesa dai fulmini, e via dicendo.

Tra l’altro il vecchio sarcofago è a rischio di crollo. Se questo si verificasse, si solleverebbe una intensa polvere radioattiva che il nuovo arco non riuscirebbe a trattenere, non essendo ancora funzionante il sistema di ventilazione. Non solo. Lo smantellamento del reattore numero 4, elemento essenziale della “messa in sicurezza” della centrale nucleare, è ostacolato in alcune zone dall’alto livello delle radiazioni. I lavoratori possono fermarvisi solo da 10 a 30 minuti. Anche se il limite delle dosi che possono essere assorbite senza gravi danni per la salute è stato innalzato dal Ministero della sanità – evidentemente con scarso interesse per l’incolumità del personale -, esso deve comunque essere sostituito continuamente. Ora pare che i lavori termineranno per la fine dell’anno. 

Quanta radioattività sia fuoriuscita in tutti questi anni e con quali conseguenze non è dato sapere. Della eliminazione della fonte della radioattività, ovvero di quel materiale contenuto all’interno del reattore, non se ne parla proprio. Al massimo si può coprirlo sperando che non esploda mai.

E’ il trentaduesimo anniversario…

26 aprile 2018. E’ il trentaduesimo anniversario del disastro di Chernobyl.

Ci saranno al massimo poche parole nei mass-media a ricordarlo. E’ un avvenimento lontano. Così sembra. O così dobbiamo pensare.

Anche se si sa che la contaminazione da certe sostanze dura non decine o centinaia di anni, ma migliaia di anni. Anche se gli scienziati parlano di alterazioni nella flora e nella fauna della zona contaminata. Anche se la rivista “Focus” lo scorso ottobre, in un suo articolo scriveva, a proposito dei cinghiali, che “nella Repubblica Ceca, quasi la metà degli esemplari selvatici presenta livelli di contaminazione non sicuri per il consumo: è colpa di un fungo che assorbe alti livelli di cesio-137“. Gli animali  mangiano quei funghi, a distanza di più di 1000 km da Chernobyl. Non è una novità, la stessa contaminazione di animali selvatici è stata riscontrata negli ultimi anni in Germania, in Austria e nelle zone montane italiane. E il cesio-137, un isotopo radioattivo che dura solo una trentina d’anni, può procurare il cancro. Continua a leggere