Prima della partenza…

Prima di concludere la nostra iniziativa di ospitalità natalizia, dal 20 dicembre al 17 gennaio, ci siamo ritrovati tutti assieme per una gita a Verona. L’occasione era la mostra dei presepi alla Gran Guardia, ma non ci siamo limitati a quella. La città era bellissima, soprattutto vista dall’alto della torre Lanfranchi, dopo una salita di 200 gradini e passa.

Una bella giornata assieme, famiglie ospitanti e bambini e ragazzi ospiti, sotto un cielo insolitamente azzurro. Eccoci in gruppo! 


Una data storica per la Chiesa ucraina

Il 6 gennaio 2019 resterà una data importante nella storia dell’Ucraina.

Il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo ha consegnato nelle mani di Epifanio, nuovo patriarca di Kiev, il documento con il quale ha sancito l‘autocefalia della Chiesa ortodossa ucraina, da 332 anni – dal 1686 – unita alla metropolia  di Mosca. L’unione, che nei fatti era stata trasformata in sottomissione, è stata considerata illegittima perché non pronunciata dal sinodo e perché ha creato l’assurdo di una chiesa madre – quella di Kiev, la prima sorta nelle “terre russe” -, sottomessa ad una chiesa – figlia, quella di Mosca.

Analogo “tomos” – così si chiama il documento ufficiale del patriarca di Costantinopoli che dà autonomia alle chiese nazionali – hanno già ricevuto nel corso del secolo scorso le Chiese di Estonia, Polonia, Albania, ecc., così come precedentemente l’avevano ottenuta altre Chiese nazionali,  quella della Serbia, quella  della Bulgaria.

Assai più importante di quei riconoscimenti è questo attuale della Chiesa ucraina, la quale vede con esso sciogliersi un vincolo storico con la Russia, la quale da parte sua non intende riconoscere la decisione di Costantinopoli, al cui patriarca le Chiese ortodosse hanno finora riconosciuto una funzione guida.

Al di là di tutte le conseguenze concrete – ad esempio sul piano economico -, l’autocefalia comporterà una evoluzione nei rapporti con le altre Chiese ortodosse ucraine,  favorendo l’unione.

Così il 7 gennaio nella chiesa di Santa Sofia a Kiev si sono festeggiati solennemente sia il Natale ortodosso, sia il riconoscimento dell’indipendenza della Chiesa ortodossa ucraina.

„Carol of Bells“, ovvero „Shchedrik“

Lo sapevate che c’è una canzone natalizia ucraina che risuona in tutto il mondo?

Eccola! Nella versione originale

Poiché le parole con le quali è nota sono in inglese, tutti pensiamo che la sua origine sia in Gran Bretagna o negli Stati Uniti. Ma non è così…

In Ucraina esiste un gran numero di canzoni natalizie: le koliadky, di contenuto religioso, e le shchedrivky, nome che forse deriva dall’aggettivo shchedryi, “generoso” con riferimento all’abbondanza che si augura, oppure da shchedryk, un uccellino simile al passero  che a fine marzo torna in Ucraina dopo la sua migrazione in Africa durante l’inverno.

Le shchedrivky probabilmente in origine non avevano nulla a che vedere con il Natale cristiano. Erano canti degli Slavi, ancora pagani, con i quali si augurava prosperità e buon anno. L’anno per loro, che  adoravano il dio del sole, iniziava in coincidenza con l’arrivo della primavera, in marzo. Un po’ per volta questi canti furono “assorbiti” nella tradizione cristiana.

Tra la fine del XIX  e l’inizio del XX secolo, poi, il grande compositore ucraino Mykola Leontovych rielaborò la musica popolare, scrivendo le partiture per un coro misto. La composizione musicale, pur nella sua semplicità – si basa su solo 4 note do-la-si-do, è geniale e, dopo la sua prima esecuzione a Kyiv nel 1916, divenne subito famosissima in tutta l’Ucraina e fuori del Paese.

La diaspora ucraina poi portò la canzone in America. La sua prima esecuzione a New York avvenne nel 1921. Nel 1936 un americano di origine ucraina, Peter Wilhousky, che lavorava per la radio di NBC, ne scrisse un nuovo testo in inglese, con riferimento alla gioia del Natale. La canzone così è diventata molto famosa in America ed è stata usata nei molti film e telefilm, suonata e risuonata da molti gruppi musicali.

Ed è entrata anche nel patrimonio delle canzoni natalizie che tutti conosciamo con il titolo di “Carol of Bells”.