Una data storica per la Chiesa ucraina

Il 6 gennaio 2019 resterà una data importante nella storia dell’Ucraina.

Il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo ha consegnato nelle mani di Epifanio, nuovo patriarca di Kiev, il documento con il quale ha sancito l‘autocefalia della Chiesa ortodossa ucraina, da 332 anni – dal 1686 – unita alla metropolia  di Mosca. L’unione, che nei fatti era stata trasformata in sottomissione, è stata considerata illegittima perché non pronunciata dal sinodo e perché ha creato l’assurdo di una chiesa madre – quella di Kiev, la prima sorta nelle “terre russe” -, sottomessa ad una chiesa – figlia, quella di Mosca.

Analogo “tomos” – così si chiama il documento ufficiale del patriarca di Costantinopoli che dà autonomia alle chiese nazionali – hanno già ricevuto nel corso del secolo scorso le Chiese di Estonia, Polonia, Albania, ecc., così come precedentemente l’avevano ottenuta altre Chiese nazionali,  quella della Serbia, quella  della Bulgaria.

Assai più importante di quei riconoscimenti è questo attuale della Chiesa ucraina, la quale vede con esso sciogliersi un vincolo storico con la Russia, la quale da parte sua non intende riconoscere la decisione di Costantinopoli, al cui patriarca le Chiese ortodosse hanno finora riconosciuto una funzione guida.

Al di là di tutte le conseguenze concrete – ad esempio sul piano economico -, l’autocefalia comporterà una evoluzione nei rapporti con le altre Chiese ortodosse ucraine,  favorendo l’unione.

Così il 7 gennaio nella chiesa di Santa Sofia a Kiev si sono festeggiati solennemente sia il Natale ortodosso, sia il riconoscimento dell’indipendenza della Chiesa ortodossa ucraina.